In occasione della 20a stagione di 900presente, il Conservatorio della Svizzera italiana e LuganoInScena uniscono le forze per presentare una produzione originale: I Cenci, del compositore Giorgio Battistelli. Un debutto assoluto per la Svizzera, eseguito qui per la prima volta in lingua italiana. Una serata unica, che andrà in scena al LAC in Sala Teatro domenica 26 maggio alle ore 20:30.

Tratta dal capolavoro di Antonin Artaud del 1935, la storia del terribile Conte Cenci e del suo assassinio nella Roma papale di fine Cinquecento, per cui venne condannata a morte la figlia Beatrice, diventa un grande racconto, in bilico tra il melologo e l’opera, in cui i rumori della scena, i passi, i chiavistelli e le campane si uniscono ai suoni dell’ensemble, dell’elettronica e alle voci degli attori. Nella Sala Teatro del LAC gli spettatori saranno così immersi, grazie ad una diffusione sonora disposta tutt’intorno al pubblico, in un onirico “teatro di musica”.

Imponente la scena sonora diretta da Francesco Bossaglia: all’Ensemble900 del Conservatorio della Svizzera italiana si affiancano Alberto Barberis e Nadir Vassena per il live-electronics e la diffusione, e Fabrizio Rosso alla regia del suono.

In scena un cast di quattro interpreti tra cui Roberto Latini, attore pluripremiato che da anni porta avanti una personalissima ricerca teatrale sulla possibile amplificazione della voce e sulla forza intrinseca della parola. Completano il cast i due attori ticinesi Anahì Traversi e Michele Rezzonico, Elena Rivoltini e la performer Marta Ciappina. La messinscena curata da Carmelo Rifici si avvale di un video di Francesco Puppini realizzato nelle splendide dimore di Villa Ciani e Villa Heleneum.

Giorgio Battistelli firma musica e libretto di questo lavoro in cui rinuncia totalmente alla voce cantata per riavvicinarsi alla concezione di Artaud del “teatro e il suo doppio”, del “teatro della crudeltà” in quanto “linguaggio nello spazio, linguaggi di suoni, di grida, di luci, di onomatopee”. Per Battistelli, tutte le emissioni vocali, dal sussurro alla declamazione, dal parlato al grido, dai suoni-rumori gutturali alle risa e ai pianti, partecipano, a fianco di parti strumentali molto flessibili divenute oscillogrammi delle emozioni, a questo teatro di musica che rinuncia a ogni vocalità operistica. Le scene sinfoniche creano, per mezzo dell’orchestra e della voce parlata, atmosfere invadenti e inquietanti che fanno risuonare in ciascuno le corde oscure della psiche.