VENERDÌ 04.03 – ORE 20:30 – TEATRO FOCE – LUGANO –  replica di Gilgamesh.

L’epopea di Gilgamesh è uno dei più antichi poemi conosciuti e narra le gesta di un antichissimo e leggendario re sumero, Gilgamesh, alle prese con il problema che da sempre ha assillato l’umanità: la morte e il suo impossibile superamento. Questa primissima epopea nella storia dell’essere umano è stata rilevata su 12 colonne. L’epopea (o più semplicemente “il Gilgamesh”) è anteriore ai poemi omerici (VIII sec. a.C.) e ai Veda indiani (1500 a.C.). Le prime redazioni sumeriche del poema sono fatte risalire ad oltre il 2000 a.C. Documenti su Gilgamesh sono stati rinvenuti più o meno ovunque in Mesopotamia, ma anche al di fuori, come in Anatolia (Hattusa, capitale dell’impero ittita) o in Palestina (Megiddo).
Da un testo così antico emerge una tematica di grande attualità nella nostra società. A distanza di 4000 anni, gli uomini sono ancora impegnati nella ricerca dell’immortalità.
Gilgamesh, per due terzi divino, per un terzo uomo, spadroneggia nella città di Uruk da lui fatta costruire con grande ingegno e sontuosità. Protetto dagli dei, favorito dal Dio del Sole Shamash, egli utilizza la sua grande forza in guerre continue in cui coinvolge i giovani della città. Il suo impeto non si arresta, il suo potere si fa più oppressivo, finché gli abitanti di Uruk, stanchi dei soprusi invocano gli dei affinché li aiutino. Gli dei creano una copia umana e rozza simile a lui per forza e coraggio, Enkidu, in modo da anteporgli un eroe di egual temperamento. Dopo uno scontro Gilgamesh ed Enkidu diventano amici inseparabili e partono per nuove avventure. Combattono contro il guardiano della Foresta dei Cedri, Humbaba, contro il Toro Celeste, ma per volere divino Enkidu deve morire. Gilgamesh stravolto dal dolore per la perdita dell’amico, inizia un lungo viaggio che lo porterà lontano, oltre il mare, alla ricerca di Utnapishtim, colui che ha superato il Diluvio e che conosce il segreto dell’immortalità.

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