A un anno dalla sua pubblicazione per l’editore Gabriele Capelli di Mendrisio, il romanzo storico Terra bruciata. Le streghe, il boia e il diavolo ha raccolto un buon successo di critica e di pubblico. Esaurite infatti in pochi mesi le copie della prima e seconda tiratura, Capelli ha confezionato la terza ristampa. Inoltre l’opera, che ha destato interesse anche al nord delle Alpi, sarà tradotta in tedesco e pubblicata nell’autunno 2019 per i tipi di Antium Verlag di Zurigo, e promossa nella Svizzera tedesca, Austria e Germania.

La buona accoglienza del romanzo è certamente dovuta all’avvincente tema della caccia alle streghe nella Svizzera italiana e su tutto l’arco alpino durante il 1600, di cui l’autore dimostra di conoscere bene i retroscena, il contesto storico, le leggi criminali in vigore all’epoca, le tradizioni, gli usi e i costumi, l’alimentazione, come pure le superstizioni legate al magico e al sovrannaturale. Inoltre, la struttura narrativa è molto coinvolgente, sospesa tra la storia reale (i processi autentici contro le streghe d’inizio XVII secolo) e la finzione (la storia d’amore impossibile tra il Ministro di Giustizia, ovvero il boia – protagonista indiscusso del romanzo – e una esperta guaritrice e meretrice).

Con Terra bruciata Mottis ha così proposto un romanzo ampio e corale, dal profumo storico a cavallo tra realtà documentata e appassionata finzione, dai ritmi spesso incalzanti, altre volte introspettivi e persino commoventi.

La vicenda – lo ricordiamo – ruota attorno a quattro processi che si svolsero realmente tra il 1613 e il 1615 e i cui verbali sono stati trascritti fedelmente nell’italiano di oggi. Il loro esame ha riportato alla luce nomi reali delle presunte streghe e dei temibili Giudici, tradizioni popolari, presunti malefici, delitti efferati, torture atroci e palesi ingiustizie del passato, che hanno contrassegnato le nostre valli alpine e buona parte d’Europa.