Signore, signori e gatti,

l’ho detto tante volte e mi ripeto una volta di più, noi gatti siamo una razza particolare. Amiamo riflettere, ci piace sonnecchiare con un occhio aperto sul mondo, adoriamo gozzovigliare con classe, inseguiamo tutto ciò che desta in noi curiosità.

Diciamo che ci sentiamo fieri della nostra profonda gattitudine e spesso vi guardiamo un po’ dall’alto in basso (per questo saliamo sovente in cima alle vostre librerie…).

Siamo degli esseri completi, e ci piace vantarci di questa naturale perfezione. Eppure, di fronte a quest’uomo, anche un gatto rovina miserrimo a pancia in su!

Mi sono imboscato quatto quatto sotto il tavolo durante la conversazione con il grande Alejandro Jodorowsky. Un uomo di uno spessore magico. Lui ha capito ciò che noi gatti sappiamo per innata conoscenza, ovvero che il mondo è una proiezione del nostro modo di essere. «la follia è un’attitudine mentale differente» dice. E il gatto sobbalza, rimbalza e sbavicchia. «Ho studiato Wittgestein e mi sono ostinato fintanto che non l’ho compreso dicendo a me stesso geniale». E il gatto fa le fusa e impasta il pane sulle sue scarpe di tela. «I tarocchi sono la magia della vita e mi sono applicato per quasi quarant’anni». E il gatto drizza la coda e gli gira intorno felice socchiudendo gli occhi.

E già. Già, già già. Ci sono esseri umani che hanno trovato la porta della vita, pochi. Siete ancora una manciata. Alejandro. Furbacchione! La sai davvero lunga. Mi ha fatto l’occhiolino, e ha sussurrato piano «ehilà gatto. Aspettami dopo, che poi ci prendiamo un thè».

Ci sono persone che sanno vedere un gatto che si fa le unghie sul bastone di legno di Alejandro Jodorowky durante un caldo pomeriggio d’agosto. C’est la magie du cinemà!