Una sensazione poetica, di osservare semplici rituali del quotidiano. La farina l’acqua il lievito, le mani che amorevolmente impastano, l’impasto riposa, avvolto in un telo lievita, respiro un calore profumato dal legno che brucia nel forno acceso da qualche ora. La tavola è apparecchiata, i pomodori tagliati e conditi, le olive in salamoia profumata dalla cenere hanno un aspetto invitante, i peperoni gialli grigliati promettono sensazioni dal sapore unico, l’origano gioioso attende il suo momento per profumare.

Astratta dal sapore che mi riporta nel Sud Italia, dove il mare e la terra si uniscono e mi trasmettono, calore che percepisco odorando un mazzetto d’origano.

La pasta cotta nel forno a legna: con il calore del fuoco si gonfia e cuoce assume una forma rotonda, pronta per essere farcita di bontà e condivisa a tavola con amici.

Assaporo la pasta del pane cotta il palato mi trasmette un ricordo di una vacanza in Marocco, al mattino le donne portano il loro impasto a cuocere in un unico forno a legna condiviso, mentre conversano, un rito del quotidiano capace di trasmettermi il valore di un atto quotidiano dal sacro profumo.

Il fuoco l’anima del pane, unisce il mondo in tavola, in’Eritrea si chiama injera, in Grecia è la Pita, in India chapati, la baguette parigina, la Puccia pugliese.

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