Un vetro appannato fa credere abbia volutamente dimenticato di accendere la cappa: inscenando l’atmosfera di una cucina pronta per un nuovo viaggio.

La zuppa di zucca cuoce lentamente, il mio sguardo rivolto al wok rievoca il mio maestro giapponese, mi spiegava che il wok era stato ideato a modo di poter accogliere l’elemento del fuoco al centro portando in equilibrio l’elemento dell’Aria (il cielo) e l’elemento della Terra, attraverso il processo di cottura.

Una conferma che cucinare sa essere meditazione.

Apro la finestra l’aria fredda cattura e diffonde per un istante il profumo dell’origano, il suo profumo mi rende nostalgica pensando al luogo dove ho potuto raccoglierlo lo scorso anno, Noto antica. Passeggiare tra le piante di rosmarino e origano il sole, la terra arida respirando e risvegliando i polmoni, un ricordo conservato in un  vetro di un vaso, senza aggiunta di conservanti.

Quest’anno sono rimasta qui, appagata dai frutti dell’autunno, castagne, pere, mele, noci, zucche, rosa canina, la terra del bosco ha un odore famigliare, un modo di tornare all’origine, al bisogno di rispettarla in tutte le sue forme. Le foglie colorate d’autunno, mi commuovono e mi portano a provare gratitudine per Madre Natura. Con questo pensiero siedo a tavola, una ciotola di zuppa arancione, profuma d’Asia e di Sicilia diventando un’escursione per il palato, la mia cena.