educare a RuotaLibera… ruotalibera, veterana nell’ambito del teatro e delle attività per l’infanzia, si definisce intergenerazionale, interculturale e interdisciplinare. Un’attività trasversale, ma che tiene fissa l’attenzione sul benessere sociale e culturale dei più piccoli. Nata nel lontano 1977 è oggi una realtà ricca di collaborazioni come quelle con la Biblioteca Centrale Ragazzi di Roma, il Movimento di Cooperazione Educativa, la Scuola di Musica Popolare di Testaccio. Un occhio attento al mondo dei bambini e ad un’educazione che vuole premiare apertura e sensibilità sfociata in un nuovo progetto il centro eufemia. Ne abbiamo parlato con loro.

Cosa significa per voi fare integrazione? Per il centro eufemia si tratta di cercare una comunicazione attraverso le arti e i loro linguaggi creativi: l’oggetto artistico ove ognuno può donare la propria forma espressiva che viene valorizzata e integrata con quella degli altri partecipanti crea relazione e integrazione. Un posto speciale in questo trova la narrazione, la tessitura dei racconti di ognuno nella danza, nel teatro, attraverso le lingue, nella giocoleria e nella musica. Il nome del centro che ha origine dal testo di Calvino richiama il desiderio di creare un luogo di incontro e di scambio attraverso le arti.

Quali sono le sfide che affrontate ogni giorno portando avanti il vostro lavoro? Ogni giorno ci imbattiamo nella difficoltà di coinvolgere i ragazzi in modo continuativo e costante, ci appassioniamo alle loro storie che emergono nei laboratori e nei momenti di studio. Ci piacerebbe poter ampliare l’offerta di spazio, di fronte alla richiesta pressante dei più grandi, di tempo da dedicare a loro e ci scontriamo spesso con la difficoltà nel creare reti di collaborazione territoriali e familiari.

Qual è il linguaggio giusto per parlare ai più giovani? Crediamo che non ci sia un unico modo, sicuramente abbiamo riscontrato la necessità di trovare una giusta distanza e una grande onestà nella comunicazione, così come un grande rispetto del loro modo di vedere le cose. Ognuno di noi porta in dono qualcosa all’altro e lo aiuta a crescere e a fare esperienza.

Il territorio e la globalizzazione, come si possono coniugare in modo costruttivo ed educativo? Il territorio richiede una mappatura e una sua conoscenza, va coinvolto e messo al corrente di quel che c’è, nasce e cresce al suo interno in modo da poter analizzare i bisogni e le possibili risposte presenti e metterle in relazione. La globalizzazione è una possibilità di conoscenza di quel che c’è nel mondo, ma è anche pericolosa perché tende a renderci tutti uguali e ad eliminare dubbi e punti di vista decentrati. Globalizzazione e territorio possono coniugarsi nella misura in cui le suggestioni di ciò che si sviluppa fuori di noi possano essere utilizzate per migliorare il territorio rispettandone l’identità. E come il nome del Centro ricorda (dalle città invisibili di Calvino) Eufemia è la città degli scambi e degni incontri: ci piace pensare che il territorio incontri e scambi con il mondo e ne trovi un buon nutrimento.

di R. Nicolò

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Sono nata a Lugano ma ho studiato e vissuto a lungo a Siena. Ho unito l’antropologia, la creatività, la mia passione per la comunicazione al mio carattere organizzato… il risultato è #faigirarelacultura.

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