In scena, al Teatro Foce di Lugano, Sonnambuli. Il vuoto di te, il vuoto del mio cuore, di Domesticalchemia, vincitore del concorso testinscena 2019 promosso dalla Fondazione Claudia Lombardi per il teatro.

Sul palco una scenografia essenziale. Protagoniste, prima del buio che da avvio alla piéce, due sedie rosse in rigoroso stile anni Settanta. Due sedie vuote che raccontano allo spettatore, prima ancora che “si apra il sipario”, quella morte interiore pronta ad essere esplicitata in tutta la sua drammaticità.

Un vuoto che le tante parole, i gesti volutamente calcati, gli stessi movimenti di scena, non riescono a riempire. Lui e lei inesorabilmente alla ricerca di senso, che non trova spazio neppure nei giochi di ruolo più estremi. Una ricerca spasmodica di una vita che possa essere davvero vissuta. Ecco allora la rincorsa alle fantasie, alla piccola morte più e più volte rappresentata. Alle coreografie con pon pon metafora ora di un rapporto sessuale, ora di una complicità non trovata. L’incapacità perenne di superare gli ostacoli, i traumi, che quella stessa vita tengono prigioniera.

E allora la dimensione dell’assurdo, i suoni e i gesti volutamente simbolo e il racconto di un’insana alchimia, finiscono per trasformarsi in un circolo vizioso dal quale i protagonisti, così come lo spettatore, non riesce ad uscire. Un crescendo che si spezza, ad un certo punto, regalando un finale forse un po’ scontato. È davvero una domesticalchemia?

Bravi gli attori Laura Serena e Davide Pachera interpreti impeccabili della messa in scena. Interessante la costruzione narrativa che abbisogna però di più limature e anche di una chiusa di maggior impatto emotivo.