Duilio Parietti è stato considerato dalla critica un autore imprevedibile, intelligente e sincero. Lo abbiamo incontrato a Locarno per farci raccontare la sua narrativa.

Come, quando e perché hai iniziato a scrivere? « Ho sempre amato l’esercizio dello scrivere, forse perché parente dell’altra mia grande passione del parlare alla radio. L’ho sempre fatto come esercizio personale. Ho riempito qualche hard disc di racconti e romanzi lasciati a metà. La vera svolta l’ho avuta sette o otto anni fa quando un’amica mi ha raccontato la sua vicenda personale. Mi ha talmente emozionato che, tornato a casa ho preso la decisione: avrei scritto quella storia e ne avrei fatto un Romanzo. Così è nato Il Sindaco con due mogli. Il resto è venuto da sé. Quando inizi a scrivere e vedi il tuo sforzo culminare nella pubblicazione di un libro, non ti fermi più… diventi un drogato».

A quale genere di narrativa appartengono i tuoi scritti e da dove viene il tuo amore per questo genere. « Questa è una delle domande più difficili che mi vengono rivolte spesso anche nelle presentazioni dei miei romanzi. Rispondo che tecnicamente i miei lavori andrebbero catalogati come Romanzi non di genere, ma non mi dispiace neppure chiamarli Romanzi sull’amore. Attenzione, da non confondersi con Romanzi d’amore

 Raccontaci il tuo ultimo lavoro editoriale. « Se non sono gigli, quasi interamente costruito sulla narrazione di vicende vere, narra le storie di Isabella, Bruno e Torquato. I tre protagonisti  sono vittime della vita e delle circostanze sfortunate. Ognuno ricerca, a suo modo, una via d’uscita dal tunnel nel quale è stato risucchiato risucchiato, alla ricerca di una forma di resurrezione a nuova vita. Qualcuno riuscirà in questo intento, mentre qualcuno cadrà ancora più in fondo al tunnel perché la vita, quella vera, purtroppo è anche questo».