Around Movement Project è un collettivo di artisti che ha scelto di raccontare l’abbandono, l’emarginazione, la solitudine, con una performance ricca di sensibilità, passione e amore, seguendo le storie, i racconti di pazienti del vecchio manicomio di Volterra, in Toscana. Per capire questo progetto abbiamo parlato con Elisa Bartoli e Massimiliano Del Testa.

Da cosa nasce l’esigenza di sviluppare un lavoro scenico sui testi di Corrispondenza negata« Ci siamo ispirati dalla lettura di Corrispondenza Negata, raccolta epistolare che gli internati del Manicomio di Volterra scrivevano ai propri cari, ma per scelta clinica non vennero mai spedite e furono archiviate nelle cartelle cliniche personali. L’idea nasce dalla voglia di mettere in risalto il concetto dell’abbandono. Spesso nei manicomi i pazienti subivano violenze, ingiustizie, umiliazioni, ma non tutti sanno che veniva loro negato anche l’unico sottile legame con la famiglia, il contatto. Scritte a mano, piene di amore, speranza, invocazioni d’aiuto, ma mai spedite alle famiglie. Oggi tutto questo sembra impensabile, ognuno di noi è in contatto con il mondo 24/24 h, ma dopo aver letto le lettere in Corrispondenza negata ci siamo resi conto del disagio, della disperazione di vivere in un mondo oscuro senza futuro.»

Come avete lavorato tra testi e movimento? «Non potevamo mettere in scena ogni singola vita dietro ogni singola lettera, quindi, ispirandoci a storie vere, abbiamo creato una storia verosimile ambientata nei primi del ‘900: una donna, rinchiusa in manicomio solo perché  non poteva avere figli. Abbiamo scelto la sua storia, in rappresentanza di migliaia di internati, abbiamo esaminato le sue sensazioni, i suoi ricordi, il suo dolore. La performance è un viaggio attraverso le sue emozioni, movimenti e musica rappresentano il suo pensiero, il suo mondo.»

Qual è il messaggio che volete mandare alla società contemporanea? «Il messaggio che vogliamo far passare con Viva Dentro è quello che ogni individuo quando vive la propria vita può trovarsi dalla parte sbagliata della sottile linea rossa, non importa chi sei, se la società stabilisce che sei da emarginare, da isolare, da far scomparire l’individuo verrà ghettizzato. Nei primi del 900 se avevi un’orientamento sessuale omosessuale,se soffrivi di una patologia non ben conosciuta (ad esempio l’epilessia), se eri o troppo estroso o troppo timido era molto facile finire in Manicomio.»

 

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