Multiforme, aperto, emozionante, il circo evoca in tutti noi emozioni legate a ricordi dell’infanzia. A Verona Circo e dintorni ha traghettato tutta la magia di un’arte antica nel moderno contesto contemporaneo contaminando arti e stili ma mantenendo intatto il fascino che da sempre accompagna gli spettacoli. Abbiamo incontrato Nicola Campostori e ci siamo fatti raccontare la loro avventura.

Quale linguaggio artistico predilige Circo e dintorni? «Il teatro circo inteso come ricerca di una drammaturgia coerente che unisca gli elementi del circo classico ad una regia unitaria sostenuta da una poetica evocativa. I diversi tipi di spettacolo prodotti, dal clown alla pantomima teatrale, sono accomunati dalla capacità di comunicare col presente. In piazza, nei teatri o sotto il tendone il pubblico deve emozionarsi e l’immenso universo circense offre ancora gli strumenti migliori per raggiungere questo scopo».

Romeo e Giulietta, un classico rivisitato. Nella vostra versione quali sono le particolarità? «Grazie alla poetica di Marcello Chiarenza La Rosa e la Spina usa la drammaturgia della festa e la scenotecnica del teatro popolare e di strada per trasmettere al pubblico immagini suggestive che evochino, aiutate dalla partitura musicale di Carlo Cialdo Capelli, in maniera non didascalica la trama shakespeariana. Il linguaggio universale del circo inscena il conflitto amore-sofferenza superando gli ostacoli linguistici e portando una storia d’amore assoluta al pubblico d’ogni età e nazione».

Oggi la vita del circo che ruolo ha assunto nella società? «L’immaginario circense non ha mai smesso di affascinare il pubblico, che ama ancora i personaggi del tendone, e gli artisti più disparati che vedono nel circo un universo di segni e significati cui attingere. La contaminazione delle altri arti col circo ha rimesso al centro la comunicazione diretta col pubblico, essenziale in ogni live show, e il lavoro fisico del performer. L’arrivo del circo in città è ancora un momento magico che ci riporta all’essenza di ogni forma artistica: la meraviglia».