Allegra, spensierata e felice! Così si definisce la scrittrice Chiara Pelossi che abbiamo incontrato per farci raccontare di lei.

Come, quando e perché hai iniziato a scrivere? « Ho sempre adorato scrivere, che fosse un diario oppure un tema a scuola. Sono nata in un paesino di montagna, a scuola eravamo in nove e ben pochi avevano tempo per giocare al pomeriggio. Finite le lezioni bisognava aiutare in casa, c’era chi andava a mungere le vacche, chi recapitava le camicie stirate, chi spazzava il negozio del padre … io fortunatamente non avevo mai molto da fare. Mia madre aveva un salone da parrucchiera e non mi voleva fra i piedi, diceva che ero troppo esuberante e per questo ero bandita dal mondo dello shampoo e dei pettegolezzi. Sola, con tanti amici immaginari, ho iniziato a scrivere storie fantastiche e gialli per bambini. Anni dopo, una volta madre di due meravigliosi bambini; una dei quali gravemente ammalata, ho riscoperto la scrittura: un’amica che mi teneva compagnia e che é poi diventata la mia personale medicina anti depressione. Scrivere mezz’ora al giorno mi ha aiutata a ritrovare me stessa e da allora non ho più smesso!»

A quale genere di narrativa appartengono i tuoi scritti e da dove viene il tuo amore per questo genere? «Scrivo romanzi divertenti con dei messaggi importanti nascosti fra le righe. I miei personaggi sono tratti dalla realtà e incarnano solitamente la società che ci circonda. Mi piace molto attribuire frasi di crescita personale agli aiutanti del personaggio principale. Non pretendo di essere in grado di scrivere verità assolute, ma piccoli spunti di riflessione che ci possono aiutare nel lungo viaggio alla conoscenza di noi stessi».

Raccontaci il tuo ultimo lavoro editoriale. «L’ultimo volume dato alle stampe ha visto la luce nel mese di novembre 2015 e si intitola La felicità mi aspetta, sottotitolo e questa volta non farò tardi. Racconta di Agata, una donna alle prese con la disfatta della sua vita sentimentale, che non riesce ad affrontare il cambiamento in modo duraturo e costruttivo. Ad aiutarla tanti simpatici personaggi e un nonno speciale, una specie di Socrate, che al posto di svelarle i segreti per stare bene, l’accompagna in un viaggio sia fisico che metaforico. Un libro divertente ed emozionante con un colpo di scena finale che tiene compagnia il lettore, sia uomo che donna, in un divertente percorso per scrollarsi di dosso il vittimismo».