VENERDÌ 22.09 E SABATO 23.09 – 20:30 DOMENICA 24.09 – 18:00 TEATRO FOCE DI LUGANO

Siamo nella piazza del mercato di un villaggio di fine ‘700. Una pittoresca combriccola di personaggi, che sembrano usciti da una favola dei Grimm o dal mondo immaginario di un sogno un po’ inquietante, ci accoglie. Ci invitano ad entrare insieme a loro in una storia. Come se ci fosse una soglia da oltrepassare per cominciare il viaggio, un’iniziazione necessaria per poter vedere con i loro occhi, siamo invitati a partecipare al rito. Sembra una festa, ma non lo è, sembra un funerale, ma non lo è. Nulla è ciò che sembra e tutto può apparire diverso da come è veramente… se esiste una verità. La combriccola racconta la storia di una povera ragazza rimasta orfana dopo la morte della madre e il cui patrigno si risposa. Cenerentola è il nome con cui viene abitualmente chiamata, ma noi non la chiameremo così, se non poche volte. Non la chiameremo così, perché Cenerentola non è il
suo vero nome: sarà lo spettatore a decidere se dargliene uno alla fine della narrazione. Al centro un cumulo di terra. La terra sotto la quale è seppellita la madre, la terra dove viene piantato un albero magico che darà buoni frutti, la terra dalla quale la figlia risorgerà. La stessa terra per il bene e per il male. Chi racconta è una donna, per metà strega, per metà imbonitrice, a seconda del punto di vista. Una sciamana dell’est, arrivata da chissà dove con i suoi compagni. Un officiante muto che si muove con un grande uccello d’oro attaccato ad un bastone di bambù, un uomo che non è un uomo e due donne che non sono donne.

Ognuno di loro oltre ad essere ciò che vediamo, è anche qualcos’altro. Ognuno racconta la propria storia attraverso la storia che tutti conosciamo. Nulla è ciò che sembra. L’apparenza
si va beffe di noi… attaccati alle spiegazioni, alle istruzioni, alle ragioni, Cenerentola ci dimostra che non esistono certezze, non ci sono figlie perfette e le madri sbagliano per fare il nostro bene. Alla fine dobbiamo prenderci la responsabilità della nostra crescita, di cui siamo gli unici veri fautori.