Il cattivo tenente (1992) è uno dei film più importanti del regista newyorkese Abel Ferrara. E segna, insieme a Fratelli e The Addiction, uno dei suoi apici in una carriera che lo ha portato a far film anche in Italia.

Sono un tenente della omicidi e ogni giorno ho a che fare con il peggio che offre questa città. Ne vedo di ogni genere, ma sono ormai anni che non mi fa più effetto. Anzi, devo dire che da qualche tempo ho iniziato a scommettere e a drogarmi. Non me ne frega nulla della reputazione. E neppure della mia famiglia. È vero, ci sono i miei figli, ma li vedo quella volta ogni tanto e mi irritano sempre. Gli unici piaceri che ho arrivano proprio da momenti di trasgressione. L’adrenalina che ti dà una scommessa vinta e soprattutto quella di una dose iniettata in vena, è qualcosa di inspiegabile. Ne ho viste davvero troppe in questi anni alla omicidi e per reagire a quello squallore, a quell’infermo, ho iniziato a cercare sprazzi di paradiso. E l’ho visto il paradiso. Ogni volta che mi buco lo intravedo, lontano e per pochi secondi, ma lo intravedo. Ogni volta che vinco una scommessa mi sento bene. Superiore a tutti e tutto. È come se avessi scommesso su me stesso e avessi vinto.

Cosa? Una suora violentata? Aspetta che vado a vedere. Che bestie, guarda che cosa gli hanno fatto. Ora li cerco e ti vendico, povera suora.

Come non vuoi? Perché? Ma cosa stai dicendo? Li perdoni? Ma come fai. Cazzo, ti hanno violentata. Tu, vergine e armata solo di preghiere. Come puoi pensare di perdonare quegli animali. Ti hanno violentata con una croce. Ma ti rendi conto? La cosa più spregevole che potevano fare.

Li perdona… non vuole ascoltarmi. E se avesse ragione lei? E se il paradiso non fosse quello che ho visto per pochi attimi? Ma era così bello, così vivo e così perfetto in quel momento…