Premiato a Cannes per la miglior regia nel 1976, questo film di Ettore Scola vede protagonista Nino Manfredi che interpreta Giacinto Mazzarella, un vecchio orbo e ubriacone che vive con la moglie, una decina di figli e diversi parenti in una catapecchia su una collina nella periferia di Roma.

Sono il capofamiglia e odio tutti. Mia moglie, i miei figli e tutti gli altri parenti. Sono sicuro che appena volto le spalle mi pugnalano. Lo so da come mi guardano e da come bramano il mio denaro, il mio milione di lire. Quelli ricevuti dall’assicurazione quale risarcimento dell’occhio perso. E allora lo nascondo, gli cambio il posto ogni giorno perché non mi fido di nessuno. E poi tengo il fucile sotto il cuscino, pronto per l’uso: che non si sa mai. La mia famiglia fa schifo. Nel senso che sono tutti brutti, sporchi e puzzoni. Del resto non abbiamo neanche un bagno e l’acqua la prendiamo da un pozzo. Anche la catapecchia è ’na ciofeca. Ma l’importante, per me, è avere un letto dove dormire e un posto in cui nascondere i miei soldi.

Io sono un emigrato pugliese; che devo farci se tutto d’un tratto son diventato ricco? Ho perso un occhio, vero, ma in compenso ho avuto il denaro. E figurati se lo spendo. Soprattutto per sta famiglia fannullona, avida e cattiva. Guarda come vivono. Uno si prostituisce, l’altra se la fa col fratello, mia moglie è cattiva dentro e ha due paia di baffi che sembra Hitler. Della nonna, poi, non parliamone: è rincoglionita e ha solo paura che la portiamo in una casa di riposo. Ma non lo facciamo. La sua pensione è quasi l’unica entrata che abbiamo.

Certo, neppure io sono un santo. Ma sono il capofamiglia e posso permettermelo. Sono io che comando. E quando qualcuno mi ha chiesto: «Che tipo è tua moglie?». Io ho risposto: «È Comprensiva, basta menaje».