Rocambolesca, verace, tragicomica. Una compagnia che pesca a piene mani dalla tradizione per raccontare le sue storie fatte di personaggi della cultura popolare, con o scopo di non perdere l’immenso patrimonio storico e folcloristico della Commedia dell’Arte. Come loro stessi dicono La Bottega Buffa CircoVacanti è un collettivo culturale che si occupa di ricerca, produzione e divulgazione delle Arti Sceniche e Musicali. L’immaginario popolare tradizionale di qualsiasi cultura è fonte d’interesse e alimentazione poetica della nostra visione artistica. In Bottega si lavora d’indagine e recupero delle ritualità che stanno alla base di antiche feste comunitarie con l’intento di salvaguardarle dalla sempre più feroce folclorizzazione.  Li abbiamo incontrati e si si sono raccontati.

Qual è il ruolo della cultura popolare oggi? «Recupero e riscrittura scenica delle tradizioni popolari per produrre avanguardia è il motto che perseguono gli allestimenti della Bottega Buffa CircoVacanti fin dai suoi esordi che risalgono al 2010.  La Commedia dell’Arte, vastissimo patrimonio culturale, non viene insegnata nei programmi scolastici se non come supporto a Goldoni; pertanto, quando si portano sul palco le Maschere di fronte al pubblico contemporaneo, esse vengono ammirate come una novità a volte quasi assoluta».

E così tosto al mal giunse lo ‘mpiastro cosa racconta? «Lo spettacolo racconta molte storie insieme. L’intreccio è ambientato in una piazza rinascimentale in cui, durante l’arco di una giornata, le quotidiane dinamiche sociali degli autoctoni vengono intermezzate, interrotte, complicate e risolte dall’arrivo di figure foreste arrivate in città per caso e in cerca di fortuna. L’allestimento propone una riflessione tragicomica sul fenomeno migratorio attraverso il racconto di personaggi del passato, gli Zanni, diventati archetipi dell’emigrante nella memoria collettiva antica e presente».

Come si fa a avvicinare i giovani alla tradizione popolare? «La tradizione popolare non ha bisogno di metodi per essere attrattiva sui più giovani, ha solo bisogno di essere trasmessa nei propri valori semantici e sociali. Al giorno d’oggi,  tanto il sistema scolastico quanto  la società non prevedono né l’insegnamento storico-antropologico della cultura popolare, né tanto meno la sua pratica. Laddòve sia rimasta una qualche memoria delle tradizioni, essa  è spesso il risultato di un forte processo di folklorizzazione. Ed è proprio questo tipo di processo la causa scatenante di un legittimo rifiuto giovanile all’apprendimento delle proprie tradizioni. Bisognerebbe cominciare a sradicare la folklorizzazione».