Vi è mai capitato di sentirvi risucchiare all’interno di un flusso sanguigno mentre state osservando uno spettacolo? A me sì, venerdì scorso, durante la prova generale dell’Opera di Bellini “Bianca e Fernando”, svoltasi presso la deliziosa sala spettacoli in stile neo-barocco dell’Hotel Reine Victoria di St. Moritz.

Il palco non è in fondo alla sala, è tutt’attorno. Le persone non sono solo da una parte, sono ovunque. E così anche gli interpreti, che un secondo ti ritrovi dietro la schiena, un altro seduto accanto e un altro ancora laggiù in fondo, sulla scala. E tu che fai? Giri la testa di qui, la volti di là, guardi un po’ in su e infine FLUP, ci finisci dentro, in quel corpo intendo.

Così passi in un istante dalle corde vocali di Fernando, il tenore, ad attraversare le braccia della direttrice d’orchesta Olga Pavlu che mamma mia, svolazzano e accarezzano e inveiscono nell’aria come uno stormo d’uccelli mentre si prepara per volare altrove, al caldo. Ed è un viaggio che attraversa stomaco, gambe, piedi, schiena e spalle di soprani, bassi, tenori, mezzisoprani, orchestra eccetera e tu sei lì, nel mezzo, a fluire di qua e di là finché al caldo ci arrivi per davvero. Ed è tanto. Intensissimo. Ti domandi dove potresti essere visto che attorno non vedi nulla però lo senti: batte. E batte forte. Quel forte delle persone che non si arrendono, che resistono nell’ingiustizia, che sanno soffrire e amare; è un battere di quelli giusti.

Sei nel cuore del Duca. È il cuore di Carlo ma alla fine capisci essere anche il tuo. Ti ritrovi quindi nel posto da cui ora potresti tornare al mondo ma in cui non esistono maniglie o serrature da girare; per uscire occorre solo fare una cosa: ascoltare, e sentire, sentire e ascoltare… ascoltare… e sentire… sentire…. e ascoltare… “Al contento aprite il cor. Oggi al mondo Ciel mostrò. Che virtù perir non può, che virtù perir non può, che virtù perir non può, perir non può, perir non puòòòòòòòòò”.

Fine. Applausi. Anche te. Che ce l’hai fatta. Ad aprire quella porta. E a uscire.