Baciare non è… Daniele dell’Agnola è un giovane autore, ma soprattutto è un insegnante. Un docente che mette a servizio dei ragazzi la sua esperienza e la sua creatività. Ha trasformato infatti il suo romanzo, baciare non è come aprire una scatoletta di tonno, in TerraLibre un progetto formativo per giovani. Lo ha fatto insieme a loro, ascoltando esigenze e aspirazioni e guidandoli attraverso una grande avventura. Rischioso, coraggioso, ambizioso. Questi gli aggettivi che descrivono il lavoro di Daniele.

Un lavoro condiviso coi ragazzi quello di TerraLibre e di Baciare non è come aprire una scatoletta di tonno. L’esperienza come insegnante è stata determinante per la riuscita del progetto? È stato fondamentale il momento in cui, come insegnanti, ci siamo accorti che un progetto didattico, per noi come molti altri, oltre a portare del sapere, aveva acceso un desiderio importante in alcuni ragazzi: quello di continuare un’esperienza teatrale fuori dalle mura istituzionali. Pensi che questo gruppo, oggi formato da otto diciannovenni e ventenni, si è costituito come associazione culturale giovanile. Sarà difficile per loro dare continuità a iniziative come questa, visti gli impegni con gli studi, ma hanno costruito una buona base per nuove idee, che non mancano. Direi che è stata importante anche la voglia di vivere un’avventura, da parte mia, sia come produttore dello spettacolo teatrale del progetto artistico Fiordaliso, sia come autore della pièce e del romanzo Baciare non è come aprire una scatoletta di tonno. Proprio da questo materiale sono nati anche i contatti con Riccardo Bartoletti della compagnia internazionale Masks on stage di Montpellier, con la traduzione della pièce in francese e in tedesco e la lettura scenica in tre lingue e con Laura Rullo del Teatro del gatto, grazie ai quali abbiamo organizzato l’incontro tra ragazzi, intitolato TerraLibre. Si sono incontrati in pratica due gruppi di giovani e abbiamo proposto degli atelier e tre spettacoli, in una edizione che era partita con ambizioni più alte, ma che abbiamo comunque portato avanti con grande passione. TerraLibre germoglia da un lavoro iniziato nel 2009. È stata un’esperienza nutriente e intensa. Potrei dire che ci sono aspetti di questa esperienza che tornano utili sia come insegnante sia come scrittore.

I ragazzi come hanno reagito, si sono subito lasciati coinvolgere? Come accennato precedentemente, sono stati proprio loro, nel 2011, a volermi coinvolgere e a voler coinvolgere anche l’amica attrice Ioana Butu, che ha curato la regia dello spettacolo. Nel 2013 abbiamo rappresentato la pièce in sette occasioni, poi è arrivata la proposta di un incontro con altri ragazzi e l’idea di TerraLibre, che hanno da subito accolto.

Letteratura e teatro è sempre un buon connubio, trova che i ragazzi oggi siano ancora sensibili e interessati a questi linguaggi? Ci vuole prima di tutto una grande passione e una certa professionalità da parte dell’adulto che vuole offrire un’esperienza teatrale. Io mi occupo di libri, scrittura e musica, ma non sono un professionista del teatro; per questo motivo spesso lavoro a stretto contatto con attrici o registe che conosco e stimo: è il caso di Ioana Butu. Alcuni ragazzi sono sensibili e ricordano con grande entusiasmo queste esperienze se riconoscono nell’adulto la voglia di lavorare e una sincera passione con coinvolgerli.

 Cosa serve secondo lei ai giovani d’oggi? Ai giovani serve un approdo, perché pochi di loro sanno essere Ulisse. Serve quindi un sentiero; non un mare aperto e dispersivo.