Signore signori e gatti,

non indovinerete mai, e sottolineo mai, chi è venuto a trovarmi! Un personaggio incredibilmente affascinante! Un personaggio che in Ticino ha fatto battere i cuori a molti! Un personaggio che è famoso in tutto il mondo! Il re delle serie web! L’unico e inimitabile Arthur!

Lo so, lo so che l’ultimo animale che ha avuto a che fare con lui non ha propriamente fatto una bella fine… ma ricordate che era solo un povero e semplice cagnetto! Io sono un gatto. Tutta un’altra storia, la mia. Sono il serial killer per eccellenza. Perfino voi, piccoli e teneri esseri umani, mi riconoscete l’arte di uccidere con gaudio e stile. Il talento innato nel giocare con la vittima a un tira e molla psicologico di rara efficacia. Un’espressione omicida a cui grandi registi si sono ispirati! Non a caso, dite come giocare al gatto col topo…

E cosa c’è di meglio del giocare al gatto col topo con il principe degli assassini? Così l’ho invitato nella mia cuccia. Esordisce con un diamoci del tu per piacere! Replico con un Mais bien sûre! Arthur si fa chiamare Ettore Nicoletti. Una sorta di copertura alla Clark Kent. Ma lo sapete, a noi mici non la si fa.

Così chiedo a bruciapelo: dimmi la verità… tu sei Arthur!« Arthur è tutti noi. Per questo ci piace così tanto. Attraverso di lui possiamo dare sfogo alle nostre idiosincrasie senza sentirci in colpa. E’ un personaggio catartico. Ed estremamente divertente. Ci aiuta a guardare le cose con un aspetto più ironico. Con lui viviamo un conflitto aperto sperando costantemente che riesca a smettere e nello stesso tempo non vediamo l’ora che lanci la sua furia sull’ennesima vittima. Tutti noi abbiamo dei vizi e delle dipendenze contro le quali lottiamo, a volte arrivando anche a non accettare la nostra natura. E’ come lottare contro il vento senza rendersi conto che possiamo cambiare direzione, voltarsi dall’altra parte e farsi sospingere dal vento stesso. Quindi direi di No, io non sono Arthur. E’ lui che è parte di me. E se me lo chiedi ancora mi toccherà ammazzarti!»

Lo sapevo! Io. Lo. Sapevo! Lui è Arthur travestito da Ettore che finge di interpretare sé stesso. Che scaltra figura! Che sublime e mendace persona! Che attore! Che stile signori! Già mi piace. Fingo di abboccare all’amo e proseguo.

Come è stato lavorare con Nick Rusconi? «Qualsiasi attore direbbe che è stato fantastico lavorare con un regista così talentuoso in una serie che ha ricevuto un enorme successo. Quindi non lo dirò. Con Nick è stato come giocare con un bambino nel mondo dei sogni, ritornare a giocare con il proprio amico d’infanzia dentro un’astronave costruita appositamente per noi, dove tutto è possibile. Spero di avere reso l’idea. Altrimenti ritorniamo alla fine della prima risposta e questa volta mi toccherà davvero…»

Ha intuito. Teme fortemente la mia ben nota intelligenza. Sa che io so che lui sa. È chiaro. Lo devo distrarre. Veniamo a domande più serie «sei un latin lover? Hai molte ammiratrici?» Lo stuzzico un poco…«la verità mi raccomando!» Sorride e risponde «Ti dirò tutta la verità. Nient’altro che la verità. Perché i gatti lo sanno quando c’è odore di menzogna…. Noi Romagnoli abbiamo una certa fama in merito, ma non mi sento il classico Latin Lover. No, direi di no. Con le donne rido molto e mi diverto, mi incuriosiscono davvero tanto e cerco di capire il loro affascinante universo, un’impresa impossibile e pericolosa. Sono in fondo timido e spesso perdo il momento giusto, l’ultima mossa per capirci, forse perché mi manca una buona dose di malizia. Si sono un po’ naive con l’altro sesso. Ma non nascondo la mia natura e credo che questa schiettezza e genuinità siano qualità che piacciano. Oltre ovviamente all’aspetto un po’ maledetto e dannato che aiuta sempre! Quindi, si, ho molte ammiratrici. Eccoti la verità. Dico sempre la Verità. Viva il Rock’n’ Roll! Non so perché l’ho detto ma mi è venuto di pancia. E’ la verità. Evviva».

Evviva lo dico io. E al Rock’n Roll preferisco di gran lunga l’heavy metal. Ma non siamo mica qui per farci un ballo. O no?

«Se tu dovessi scegliere se avere in casa un coccodrillo cantante, un pesce rosso obeso, una tartaruga iperattiva e un gatto parlante…. Chi sceglieresti e perché?» Senza mollare il sorriso che ha in viso « Un gatto, sempre e comunque. Sono un gattaro. Sono cresciuto tra i gatti. Mia madre ne aveva 7 e io ora ne ho 2. Ho sempre desiderato conoscerne i pensieri e ricevere i loro consigli. Sarebbe fantastico. I gatti sono misteriosi ed ipnotici. Affascinanti fino all’impossibile. Eleganti. Indipendenti. Efficienti, hanno sempre la misura giusta. E si fanno desiderare. Se potessi fare 4 chiacchiere con un gatto…»

E facciamole ste 4 chiacchiere. «Bene» dice. «Ottimo» rispondo. La tensione sale. Attacca lui «Cosa vedi quando fissi il muro bianco? La verità eh…» non lascio il tempo di un respiro «quando fisso il muro bianco di solito non vedo nulla, se non il muro bianco. Ma osservare il vuoto mi aiuta a riflettere e, come ben sai, noi gatti riflettiamo spesso e a lungo. Di solito il mio primo pensiero è: cosa diavolo ci troveranno gli esseri umani nell’accarezzare un cane? Mah …… il secondo: Era necessario aumentare il numero dei coreuti da dodici a quindici?»

Ci fissiamo negli occhi. Io lo sguardo non lo abbasso. Non ci provare! Continua. «Mi insegni a fare le fusa?» di getto «Certo! Come no». Lo sguardo si fa più penetrante. «Qual è il tuo vero nome? Per citare E.T.A. Hoffmann ne Il nome dei gatti,  uno dei miei scrittori preferiti».

Ok.  La faccenda si fa seria. Quando Arthur parte con le citazioni ci scappa il morto. E vi assicuro non intendo essere io, quel morto! «Murakami. Il mao è solo un vezzo da artistoide».

Fa il sarcastico. «Miao??? ma davvero? Miao! … perdonaci tutti, a volte non sappiamo quello che diciamo». Come no! «In verità, se proprio vuoi usare un’onomatopea, quella più corretta sarebbe MEOW e se per cortesia strascichi un po’ la O mi fai piacere!»

Ora cala il silenzio. E nessuno di noi abbassa lo sguardo. Che si fa denso. Intenso. Profondo. Mentre lo fisso penso però ha davvero della stoffa il ragazzo. Occhi scuri e penetranti. Certo, niente a che vedere con i miei iptnotici occhi verde smeraldo… ma sì. Ha della stoffa.

Attacco. «Nella serie Arthur fai amicizia con Petzli! Confessa… avresti voluto farlo fuori subito quel cagnaccio, ma per esigenze di copione ti è toccato aspettare fino alla decima puntata e far fare il lavoro sporco a Zed?» Di ghiaccio «prossima domanda?»

«Ti serve mica un agente?» lui «lasciami il tuo numero.»

Il gioco è fatto. Non si è accorto di nulla ed è già nella mia rete. Non devo far altro che tirarlo su.

Chiedo «Il tuo frigorifero cosa contiene?» Risponde «lo apro in questo momento e ti dico… aspetta eh… Zenzero. Una bottiglia di Dom Perigon del ’96 che aspetta un’occasione speciale. Indivia Belga e arance per la spremuta della mattina… Senti, mi inviti a cena stasera? posso portare il Dom Perignon…»

Signori. Ho appena conquistato un serial killer. Et voilà.