Una frase fotocopiata, mentre svolgevo una ricerca in biblioteca si rivelò musa ispiratrice: ”Per il cuoco astratto il pollo può essere solo una consistenza, con un sapore di ostrica, fin quando agisce la volontà di bello. Quest’idea giustifica perfettamente: perché dovremmo limitarci a dare al pollo il sapore del pollo?» Hervè

In quel periodo mi nutrivo appassionatamente di antropologia del cibo, sperimentando e osservando il suo processo naturale di conservazione al fine di creare, opere commestibili. Questa frase estranea, abitava in me, disorientava il mio essere, appassionato di cucina etnica, macrobiotica, con il naso all’insù per i Fast Food.

Sedotta dalla bellezza, dalla bontà delle verdure, dalla natura e disinteressata al pollo.

Una fotocopia segnò l’inizio di un’intraprendente carriera solitaria tra Pentole e Provette, titolo del primo libro acquistato, (dai “ Saggi del Gambero Rosso”).

Hervé This fisico chimico, Pierre Ganaire, chef francese di fama mondiale. Divenni, una delle amiche gourmande, menzionate e ringraziate per aver scelto di tenere in mano questo libro.

Una ricerca sperimentale un percorso d’osservazione e trasformazione delle materie prime commestibili, nel semplice atto di cucinare per se, quale condivisione o per creare un oggetto artistico, abbandonato al suo decorso naturale, suggeritore di nuove forme di vita.

Il cibo, una tra le più antiche forme d’espressione, elemento manipolabile per eccellenza e fonte d’ispirazione e creativa.

Per Balzac non bisogna creare un sapore di albicocca mescolando l’arancia e la carota, ma interpretare l’albicocca.

La natura è capace di offrirci colori splendidi da trasformare per mezzo di alchimie di origine naturale, modificandone aspetto e sapore.

Oggi dopo tanti anni ancora brilla la mia curiosità!

Perché rinunciare alla vita e all’esuberanza quando si parla di un’arte così sensuale come la cucina?

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