Il Teatro dei Fauni di Locarno è sognatore, bestiale e alato. E con le sue ali è capace di far volare il pubblico tra le fronde dei maestosi alberi cittadini. Abbiamo incontrato Santuzza Oberholzer per farci raccontare il progetto Antenati con le radici.

Antenati con le radici è un progetto culturale che parla di verde di prossimità. Ce lo raccontate brevemente? «Tutti i giorni andando nei luoghi di studio, lavoro, svago percorriamo vie punteggiate da alberi, che proprio per l’abitudine e la quotidianità sono resi quasi invisibili ai nostri occhi. Gli alberi di città invece sono un patrimonio davvero indispensabile, che va salvaguardato e prima ancora riconosciuto come bene urbano, al pari di un monumento storico. Il progetto di green culture intitolato Antenati con le radici del Teatro dei Fauni di Locarno vuole sensibilizzare le persone verso il verde di prossimità: gli alberi di città sono veri e propri vicini verdi, polmoni delle nostre vie urbane. Il progetto è costituito da due appuntamenti fissi all’anno, in primavera e in autunno, adatti a tutti e ad entrata libera, in cui una parte più divulgativa è affiancata da omaggi artistici ad una pianta ogni volta differente. Un esperto botanico spiega la storia e le caratteristiche della pianta protagonista e di seguito un artista o un gruppo coinvolgono il pubblico in una performance creata ad hoc per l’evento, in cui la musica è sempre presente».

come è andato l’appuntamento autunnale? «Un splendido sole autunnale ha caratterizzato l’appuntamento del 29 ottobre ai Giardini Rusca di Locarno. Oltre 160 persone si sono ritrovate sotto ai due giganteschi Ginkgo Biloba di almeno 120 anni, che cominciano adesso a perdere il loro bel verde, per vestire le foglie di un brillante giallo oro. Il capo giardiniere della Città di Locarno Daniele Marcacci e l’ingegnere forestale Pippo Gianoni hanno illustrato come questi alberi risalgano ad epoca antichissima e abbiano potenti facoltà curative soprattutto per i disturbi della memoria e la circolazione sanguigna, da sempre conosciute anche dai monaci cinesi. Gianoni ha immortalato il momento quasi magico, con la lettura di un brano tratto da L’uomo che piantava gli alberi dello scrittore francese Jean Giono, sottolineando l’importanza di continuare a piantare alberi come azione che ha come conseguenza la creazione di un benessere diffuso, da insegnare anche alle nuove generazioni. Il gruppo scandinavo Fearless Warriors of the Roseland ha riportato il pubblico all’epoca dei fossili con il suono primordiale delle percussioni e anche cantando brani più melodici in italiano e inglese dalle parole evocative come Yellow leaves on the table. Le persone presenti sono state coinvolte poi in una dimostrazione pratica da Marlene Büschlen, insegnante di Taijiquan della scuola IACMA di Locarno e dal suo gruppo. Il Taijiquan è un’antica disciplina cinese che si prefigge di riconoscere e sostenere il flusso di energia tra corpo e mente e che era praticato dai monaci, che in Cina coltivavano i Ginkgo proprio per i loro poteri medicinali.».

Avete un progetto nel progetto, dato dalla collaborazione con Dona de Carli, ci volete raccontare un po’ di più delle splendide immagini di questa fotografa? «Il progetto Antenati con le radici è documentato fin dai suoi esordi dalla fotografa Dona De Carli con la sua particolare cifra stilistica, i cui scatti andranno a costituire un Taccuino: una serie di tavole-cartoline da collezione, dedicate ai vari alberi protagonisti degli appuntamenti. In ognuna delle cartoline l’immagine è affiancata da un pensiero poetico in tema. Una mostra fotografica scaturirà poi dalle sue tavole, corredata probabilmente da un libro d’arte. In questo modo il progetto potrà essere condiviso anche da chi non ha partecipato agli appuntamenti, superando così il carattere effimero dell’evento artistico».