Ci sono momenti in cui hai l’esigenza di scrivere. Stasera è uno di quelli. Ho bisogno di vomitare le parole.

Di Alessio Romenzi la semplicità è la prima cosa che colpisce. Un tono di voce calmo. Le parole non le cerca. Le ha. E non fanno sensazione. Non serve. Sono parole lineari, ovvero parole che partono e viaggiano in linea retta, ti trapassano e infilzano anche quello dietro di te e quello dietro ancora. Ti trafiggono allo stomaco. Perché? Semplice. Perché ti rendi conto che tu, quelle immagini, così dure, vere, le hai viste altre volte. Le hai viste al telegiornale, ma quel pugno allo stomaco non lo hai sentito.

Lo senti ora. Qui, seduta, in un bel posto, con la faccia all’insù, mentre guardi le stesse foto raccontate da Alessio. E intuisci, contemporaneamente, il valore di quel lavoro, il valore delle vite mostrate e la pochezza della tua fortuna. Lo intuisci soltanto e in un groviglio di pensieri, che non sai se riuscirai a tenere con te.

Lo ripete più volte. Non cambierà nulla. Nulla. Non si saprà mai. E sai che ha ragione cazzo! Ha così tanta ragione. C’è sempre una guerra nel mondo. Lontana. Fatta di persone che soffrono. Di gente che lotta. Persone che quando le vedi, anche qui, anche adesso, una vocina salta su pronta a dirti ehi ma lo vedi? sono lontani… lontani… non sembrano neppure persone vere.

Quella vocina sa bene che in ognuno di noi si nasconde la crudeltà. Che in ogni guerra ci sono uomini che uccidono altri uomini. E in qualche modo te lo fa accettare. Ti vuole imporre un torpore. Invece no! C’è la vita la fuori. E la vita nella vita! E c’è gente che muore. Dieci rintocchi cadono sulla fotografia di un bimbo straziato. Si è la morte. Ma quella del bimbo è reale. La nostra una morte della coscienza.

Accanto a me, la mia più cara amica, incinta di due bambini. Si stanno agitando. Mi dice spero che sentano, che assorbano. Sì, lo spero.

Alessio è come il filtro di una sigaretta. La vita il tabacco. Tu ti fai un gran tiro. Aspiri a pieni polmoni. Ma poi lo soffi fuori. Alessio ti ha permesso di assaporarlo, filtrando la vita per te. In lui, però, rimane traccia…

Averi voluto fargli mille domande. Mi sono limitata ad un grazie, bel lavoro. Perché le domande non vanno fatte a lui, ma a noi stessi.

LE IMMAGINI DI ALESSIO ROMENZI