A spasso nei sogni. Signore, signori e gatti, amo passeggiare, soprattutto la notte, preferibilmente nei sogni altrui. Non è attività che si presta a chiunque, bisogna esserci un po’ portati. Per allenarsi a riconoscere i sogni e a passeggiarci dentro c’è un esercizio infallibile, andare a vedere uno spettacolo di Daniele Finzi Pasca.

Daniele, mi permetto di dargli del tu, è talmente abituato ai sogni, che si è perfino accomodato nella mia cuccia concedendomi un’intervista.

Gli ho raccontato un episodio singolare capitatomi non molto tempo fa. Camminando per strada ho incontrato la parola “zurlotto”, le ho chiesto cosa significasse e mi ha risposto: «zucca gialla nata in un campo di grano, gelo d’inverno, ali di un gabbiano stanco, formicolio dell’alluce sinistro e sapore di canfora.» Io sono rimasto piacevolmente stordito, come se l’avessi mangiata sul serio la canfora, ma mi son detto bene, buon per te. Poi due passi più in la eccoti arrivare la “palla”, piangeva, mi ha fatto pena. Le ho chiesto cosa avesse. Lei « io sono la palla». Io «beh si lo vedo». Lei «Sto cercando Daniele Finzi Pasca perché ho decisamente bisogno di essere sbrilluccicata»

Quindi ho chiesto a Daniele che rapporto ha con le parole. «Abbiamo bisogno di parole nuove perché tanti pensieri sono confusi. Ci sarebbe tanto bisogno di poesia, di un modo delicato per porgere le idee, modi eleganti per confrontarsi. Io adoro gli inventori di idee nuove e le idee nuove hanno bisogno di parole nuove per essere definite. Le parole mi massaggiano.» farsi massaggiare dalle parole. Un’immagine che mi fa fare subito le fusa.

E così, rumor di fusa permettendo, proseguo a snocciolar quesiti. Un altro interrogativo sul quale rifletto ormai da lungo tempo è legato alle luci. Quelle luci della vita, quelle luci dei significati, quelle luci che Ruggero magicamente raccoglie nel suo sacchetto, e chiedo «le luci cadendo nei sacchetti si spengono?» Daniele «Prima si spengono e poi cadono» certo, prima si spengono e poi cadono, un po’ come voi. Ai gatti a volte, e solo a volte, capita di cadere anche da accesi.

Rincuorato ed emozionato scivolo subito nel sogno seguente e vedo Nefertiti e Napoleone, li ritti sul palco, tra i soffioni, vicini senza sapere neppure di esserci in quel luogo, perché forse neanche ci sono. Ma chiedo ugualmente «si son detti la verità? Perché, rimanga tra noi, secondo me, sul palco, si sono innamorati…» e Daniele con garbo mi spiega «Non mi intendo di personaggi storici con valenze politiche; condottieri, regine, Dei, statue ed eroi sono al di fuori del mio orizzonte. Spero si siano innamorati, a tutti dovrebbe succedere…..»

Poi la mia indole felina affiora prepotente e quel pizzico di gelosia, che ammettetelo fa parte anche di voi, fa capolino e allora chiedo se i rinoceronti si sono proposti loro, con candidatura spontanea, o li ha cercati lui e oso perfino insinuare una possibile rivalità con monsieur l’ippopotamo «Secondo degli intimi amici di Salvador Dalì, il Maestro, spesso scendeva a far colazione indossando un maschera raffigurante un rinoceronte. L’ippopotamo è una reminiscenza di una generazione che vedeva prima di dormire il “carosello”. Un ippopotamo restava a fare la guardia vicino alla culla dove il bambino dormiva. Ruggero da bambino aveva bisogno di un angelo custode che lo proteggesse… scelse l’ippopotamo della pubblicità dei pannolloni… altri scelgono dei conigli e altri degli orsacchiotti…» e io vorrei che lui, Daniele, scegliesse il gatto! Ma sceso dall’albero della modestia continuo, preoccupato per la salute del telone di Dalì, che alla sua età e dopo tanti anni di riposo, potrebbe non reggere bene la tournè, ma Daniele mi rassicura di nuovo «noi gente di teatro stiamo bene quando siamo in viaggio…. telone compreso»

Io esperto nel passeggiar tra i sogni, passeggio a ritmo di tango tra gli spettacoli di Daniele Finzi Pasca, che ha invece l’estro e soprattutto il cuore di viverci dentro! Chapeau.