Immagini incisive, vibranti e oniriche. Sono le fotografie di Sabrina D’Alonzo, in arte Sabrina Macabre, giovane fotografa recentemente premiata al concorso fotografico promosso dalla 9m2 gallery di Lugano. Storie racchiuse in uno scatto, capaci di far viaggiare lontana l’immaginazione di chi le guarda. Immagini che trasportano in una dimensione di sogno e che ricordano per colori, soggetti e ambientazioni vecchi dipinti di fanciulle vittoriane o ancora i personaggi dei film di Tim Burton. Immagini che arrivano dritte al cuore e che non lasciano mai indifferenza. Abbiamo incontrato Sabrina Macabre per farci raccontare l’arte della sua fotografia.

Da dove nasce la sua passione per la fotografia?
La scintilla è nata nel momento in cui ho realizzato quali fossero le potenzialità espressive dello strumento che avevo fra le mani. Un nuovo ed efficace linguaggio per esternare pensieri, stati d’animo e angosce, che mi permettesse inoltre di esorcizzare alcuni mostri annidati nella mia mente, oltre a restituirmi un risultato gratificante dal punto di vista artistico. Da quel momento, o forse dovrei dire da quello scatto, ho coltivato e affinato questa passione, approcciandomi a quanti più generi possibili.

Cosa si può trasmettere attraverso un’immagine fotografica?
In quanto mezzo di comunicazione, una fotografia veicola principalmente un messaggio, ma non si limita solo a questo: essa può anche trasmettere emozioni. Alcune sono addirittura in grado di raccontare una storia, sollecitando l’immaginazione dello spettatore e trasportandolo in altre realtà. È proprio su queste ultime che si basa il mio percorso fotografico.

Ci sono tecniche o soggetti che preferisce fotografare?
Scatto essenzialmente ritratti concettuali e paesaggi (naturali e urbani) in luce naturale, trovo la variabile meteorologica particolarmente stimolante. Mi piace pianificare i set dalla A alla Z, scrivendo una storia ad hoc per il soggetto e la sua personalità, oppure scegliendo qualcuno in grado di interpretarla al meglio. Ciò richiede un buon livello di confidenza, i soggetti che prediligo sono quindi i miei amici più stretti o, nel caso di temi molto intimi, me stessa.

Uno scatto deve essere “al naturale” o l’utilizzo di programmi di elaborazione oggi sono imprescindibili?

Inizierei sfatando il mito della fotografia “al naturale”, la post produzione è sempre esistita; anche scegliendo un formato JPG ci si affida ad un’elaborazione fatta direttamente dall’apparecchio fotografico in base ad un algoritmo stabilito dal produttore. Essa può essere più o meno spinta a seconda delle necessità, nel mio caso mi permette di esprimere dei concetti astratti e di restituire un’immagine più fedele a ciò che mi suggeriscono l’immaginazione e l’ispirazione.
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