C’è una scuola a Villa Luganese dove l’arte fa incontrare persone di tutte le età. È la scuola di pittura e scultura di Casimiro Piazza che abbiamo incontrato per un breve bilancio di dieci anni di lavoro.

Ci racconta come è nata la scuola di scultura? «Da molti anni avevo un sogno nel cassetto, l’apertura di una Scuola di scultura e pittura, ma è sempre stato molto difficile trovare una sede adatta, anche per gli alti costi d’affitto e di gestione. Finalmente nel 2005 ho trovato una sede per questo progetto a Villa Luganese, la struttura si trova proprio sotto i maestosi Denti della Vecchia dove da ragazzo facevo il pastore di pecore e capre e dove ho iniziato a dipingere i miei primi quadretti, con la grandissima fortuna di aver incontrato Pepo Frigerio, nipote del grande pittore Ambrogio Preda e di Ugo Moglia, conosciuti  nel 1954, dai quali ho ricevuto moltissimi consigli».

Avete appena festeggiato un importante anniversario. Mi fa un bilancio di questi anni di attività? «Sono stati anni molto positivi e ricchi di soddisfazione. Un’esperienza appagante anche se a volte difficile. Devo un grazie alle molte persone che mi hanno sostenuto. L’elenco è lunghissimo, mi limito a dire grazie a tutti di cuore! Il lavoro della scuola è iniziato fin dalla sua apertura subito organizzando dei corsi gratuiti, per gli allievi delle Scuole speciali  Cantonali di Pregassona, con il docente responsabile Albino Campana, corsi che si tengono tutt’oggi. Abbiamo collaborato con tantissime scuole in quest dieci anni e sempre in maniera proficua.  Dal 2008, collaboriamo anche con La Fonte di Neggio, organizzando dei corsi speciali e gratuiti, per gli utenti diversamente abili, facendo anche il pranzo in comune, un momento bello e stimolante per tutti. Ma ci sono anche corsi per adulti, insomma nella scuola c’è spazio per ognuno e il bilancio finale è sempre positivo».

Quali sono le sfide che la scuola deve ancora affrontare? « Per portare avanti il lavoro occorrono sempre dei fondi economici, e la nostra sfida è sempre la stessa, ovvero reperire il sostegno necessario a mantenere vive le attività didattiche».