Una passeggiata lunga l’eternità. Un pino, una data, e il nome di un paese: Münster. Questo ho trovato scritto sulla porta di legno del loro rifugio, una porta provata dalle intemperie e dal trascorrere del tempo ma che nulla ha potuto su quei segni fatti con un semplice gessetto. Quarantotto anni e sono ancora lì, cocciuti come solo le cose belle, speciali e intense sanno essere e che non tutti, purtroppo, hanno la fortuna di poter vivere. «Volevano ricordare un viaggio in Austria in cui hanno camminato per una pineta bellissima», dice mia zia.

Il 9 ottobre 1967 era un lunedì. Non so che tempo facesse a Münster, ma di sicuro per loro deve essere stato magnifico. Altro non voglio cercare di immaginare, anche perché sentirei salirmi dentro quel senso di disagio che si prova ad assistere proprio malgrado a un momento intimo altrui. È una cosa che non mi appartiene, è una storia loro e come tale deve rimanere, anche se ricordare quel giorno ora diventa una sorta di missione.

Quel portone a breve non ci sarà più, perché ciò che non è riuscito a cancellare il tempo farà ora un’impresa di costruzioni che rinnoverà la casa, per accogliere nuove vite, nuove storie e, si spera, nuove date da imprimere. Dunque dove riportare nuovamente quella scritta? Decido di farlo qui, ora, anche perché un portone tutto mio ancora non lo possiedo. Ecco quindi: un pino, 9 ottobre 1967, Münster… giusto in tempo per vedere l’ombra di due persone allontanarsi mano nella mano in direzione di una pineta. Ciao nonna Alba e nonno Giuseppe, buona passeggiata, e che questo momento possa durare ancora a lungo, persino quanto l’eternità.

 

 

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Scavalco finestre, sbircio nei cassetti, sbuco dagli armadi e mi arrampico per canne fumarie. A volte formica, altre cornacchia, in veste di bradipo osservo il mondo, lasciando al torpore dell’ozio il compito di amalgamare sogni, fantasie e realtà… un mix che spaccio per una caramella al gusto di melanzana, da mordere tutti assieme al tramonto, dopo il mio “un.. due… tre!”.