Evocativo, Giocoso, Intimo. Così Cristina Radi, che abbiamo incontrato, definisce la nuova produzione della compagnia Teatro dei Fauni di Locarno, uno spettacolo di narrazione e musica. Autrice e interprete della pièce è Santuzza Oberholzer, mentre la composizione e la musica dal vivo sono a cura di Tiziano Tomasetti, per la regia di Andrea Valdinocci e Walter Broggini. Lo spettacolo, preceduto alle 19.00 da una cena, andrà in scena sabato  26 novembre alle ore 21.00 spettacolo  al Banco Osteria del Teatro e domenica 27 novembre alle ore 17.00  alla Sala Congressi di Muralto.

Ripercorrere i ricordi, le storie della gente. Qual è l’immagine del territorio che ne viene disegnata? «La patina del tempo tende forse a rendere i ricordi più dolci, ne Il tempo delle case la storia è raccontata attraverso gli occhi di una bambina, che raccontando le sue avventure mostra al contempo come le persone avessero rapporti basati sulla fiducia. I vicini erano persone abitualmente frequentate e i bambini potevano giocare sotto casa e girare in esplorazione nel quartiere senza pericoli, creando mondi fantastici. Viali alberati segnavano le vie dei quartieri delle cittadine di provincia, con case di pochi piani, botteghe e piccole fabbrichette artigianali».

Lo spazio, in particolare la casa, le case, sono una dimensione intima. Cosa succedeva nelle case dei ticinesi 50 anni fa? «C’erano visioni di pensiero differenti tra chi abbracciava la modernità e chi invece preferiva rimanere ancorato alle tradizioni. La modernità si delineava già nell’arredamento di certe abitazioni, divenuto più minimale e soprattutto nell’avvento di oggetti tecnologici come la lavatrice e la tv. La televisione, oggetto ancora raro e prezioso, riuniva le famiglie a casa dell’unico vicino fortunato dotato dell’apparecchio, per seguire le avventure di Zorro. Nello spettacolo si rievocano anche con la musica questi momenti indimenticabili, soprattutto per i più piccoli».

C’è nostalgia negli oggetti d’affezione? «Abbiamo tutti un rapporto emozionale con alcune cose: da bambini solo certi giochi riuscivano ad accompagnarci nell’oscuro mondo dei sogni, o crescendo oggetti portafortuna hanno segnato passaggi importanti della vita. La mancanza crea una nostalgia che li colloca nella fascia del ricordo, come sassolini nel percorso del nostro vivere. Alcuni oggetti di elezione poi arrivano a modellarti, come le case dell’infanzia che ricoprono anche una valenza formativa: essere cresciuti in una casa moderna, in un palazzone o in campagna porta a sviluppare caratteristiche differenti della personalità».

 

 

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