Un Festival Internazionale ricco, di spessore, ma al contempo pronto a parlare un linguaggio semplice e diretto. Un Festival che offre un’occasione unica per lasciarsi cullare tra le braccia del teatro contemporaneo. Un Festival che si racconta attraverso le parole di Paola Tripoli, direttrice artistica del FIT.

«Un labirinto. Un ideogramma esteticamente fascinoso e allo stesso tempo angosciante, una strada contorta, una sfida algoritmica, un viaggio con o senza arrivo alla meta. Per noi è metafora e domanda sul tempo contemporaneo. Metafora dei tempi in cui viviamo, un labirinto complesso e multiviario. Tempi in cui parole come ricordo, dolore, amore, desiderio, vorrebbero riappropriarsi del loro senso originario. Domanda su come e se il teatro può dare voce a questa richiesta. In un tempo in cui, molto prima di oggi – diceva Pasolini – il potere della società dell’omologazione ha distrutto le varie realtà particolari, togliendo realtà ai vari modi di essere uomini. Quel pensiero che tutti denigravano come politicamente fuorviante, l’incubo di un visionario, è diventato realtà esso stesso, e pare non esserci più nulla da fare. Lontano da noi il pensiero di arrenderci, cediamo il passo ad artisti che, non senza dubbi, hanno saputo darci risposte a queste domande. Lo facciamo anche noi entrando in questo labirinto con più strade, più vie d’entrata e, forse, più vie d’uscita. Lasciamo spazio – per rispondere alle mille domande sul teatro contemporaneo – al teatro-teatro e al teatro non teatro. Due nonsense che sono al tempo stesso metafora e domanda sul teatro di oggi. Quello che ci preme è cercare di mettere sotto assedio i meccanismi seduttivi della società dell’intrattenimento e del mondo globale in cui ogni giorno viviamo pensando di essere liberi. In questo labirinto contemporaneo la battaglia si vince tutti insieme».

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