Riflessioni riflesse. C’è che uno passeggia tranquillamente per strada, osserva i colori autunnali, respira l’aria fresca, pensa a volti arcobaleno e al pane da acquistare e paff… si ritrova suo malgrado sulla traiettoria unica in cui tutto cambia, in cui tutto appare. Come quelle cose tipiche delle piramidi egizie o delle chiese esoteriche dove solo in un preciso istante dell’anno, del mese e del giorno, un raggio di sole penetra attraverso intricatissimi passaggi per andare a illuminare un chissà che dal significato elevato per non dire universale. E così ti senti trasformare in equinozio anche quando equinozio non è e diventi partecipe di una rivoluzione terrestre che di guerrigliero ha poco ma di giusto molto, proprio di quelle cose che c’hai dentro il buio e la luce in egual misura e lo zenit ti spara dritto in fronte la sua verità.

Dunque basta così poco: essere al posto giusto nel momento giusto? Catturare l’attimo e via di detti e proverbi in tema? “Son qui” e paff: vedi il disegno. “Eccomi” e ripaff: ah ma in fin dei conti è così semplice. “Oh yes” e papapaff: mo’ piantala che tanto sai non funzionare. Eh già porcamiseria è vero, uno passa la vita a progettare traiettorie, calcolare evoluzioni e pianificare cose e nulla, poi però basta mettere un piede lì, lì lì lì proprio dove non so se un qualche egizio o Persefone e Dioniso o un tranquillo massone scozzese in piena fase di relax decisero tempo addietro di farti mettere et voilà, ti si acceca per un attimo il dubbio permettendo alla coscienza di allinearsi al tuo asse. Per poco eh, mica sono attimi eterni no, anzi, uno non fa a tempo ad appoggiare l’occhio attraverso il pertugio della sua esistenza che subito questo si richiude… eh dai, altrimenti uno prende su baracca e burattini e dice “ciao” che tanto ho già capito tutto. Poi non ci sarebbero più equinozi e solstizi, e cicli produttivi e riproduttivi, e trasformazioni e bilanci, e raccolte e semine, e che qui e che là, e che adesso e che mai più, e che evviva e che mannaggia: in pratica un super stop poco salutare per sé e per l’umanità intera.

Insomma, uno passeggia tranquillamente per strada, osserva i colori autunnali, respira l’aria fresca, pensa a volti arcobaleno e al pane da acquistare e paff… si ritrova suo malgrado sulla traiettoria in cui vede apparire il varco attraverso cui anche gli uccelli adesivi appiccicati a una finestra possono prendere il volo e migrare lontano fino alla prossima primavera… merito di un riflesso che più che di cielo sa di esistenza, che in questo momento sa proprio di giusto così, di ecco finalmente l’adesso. (“gniiic”: rumore di pertugio che, in lontananza, si richiude).

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Scavalco finestre, sbircio nei cassetti, sbuco dagli armadi e mi arrampico per canne fumarie. A volte formica, altre cornacchia, in veste di bradipo osservo il mondo, lasciando al torpore dell’ozio il compito di amalgamare sogni, fantasie e realtà… un mix che spaccio per una caramella al gusto di melanzana, da mordere tutti assieme al tramonto, dopo il mio “un.. due… tre!”.