Fuori odore di pioggia, dentro profumo di sangue. Dentro. Al Dracula-Club di San Moritz stasera si sta dentro, dentro il Jazz. Ed è un Jazz rosso, come la bandiera del Paese da cui proviene, la Polonia, come la giacca che indossa e gli anni che ha: 20. Kinga Głyk suona il basso o meglio lo splende, mentre ci appende. Perché è così che ci sentiamo mentre ci prende, ci immerge e ci strizza, ci sbatte, attacca e infine ci lascia lì così: stesi.

Stesi nella tempesta ma saldamente attaccati al suo sound, su cui veniamo issati. E così prendiamo il largo; noi vele in balia di un Achab buono e tenace, in un viaggio alla ricerca della verità che alla fine scorgiamo. Kinga il mostro è riuscita a mostrarcelo davvero, proprio nell’istante in cui ha scagliato la fiocina del suo sguardo fatto di concreta freschezza. Adesso Moby Dick giace al suolo in una pozza rossa e lei vi è seduta accanto, a gambe incrociate, in un delicato assolo. È il momento del bis.

Ora il profumo del sangue è ovunque e noi ci siamo dentro. Dentro.

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Scavalco finestre, sbircio nei cassetti, sbuco dagli armadi e mi arrampico per canne fumarie. A volte formica, altre cornacchia, in veste di bradipo osservo il mondo, lasciando al torpore dell’ozio il compito di amalgamare sogni, fantasie e realtà… un mix che spaccio per una caramella al gusto di melanzana, da mordere tutti assieme al tramonto, dopo il mio “un.. due… tre!”.