Io sono Chi, è multidisciplinare,  relazionale, un’indagine conoscitiva. È il progetto messo in campo dall’Associazione Giotto in Musica di e con Alessia Arena su testo Valerio Nardoni. Una progetto che vuole rendere la persona anziana protagonista attivo della collettività. Ci siamo fatti raccontare da loro l’idea.

Qual è secondo voi il valore che si da all’essere anziano nella società contemporanea?«La società di oggi, pur ponendo maggiore attenzione di un tempo all’anziano ed alla sua qualità di vita, anche intellettiva, punta ancora prettamente ad un aspetto conservativo dell’individuo anziano e della sua memoria storica, attraverso un’azione svolta all’interno delle strutture deputate all’accoglienza. Manca ancora da parte della nostra società una azione autenticamente propositiva a rendere l’anziano protagonista attivo della nostra collettività».

Perché realizzare un progetto nelle case anziani«Io sono Chi, come già lo stesso titolo del progetto fa intuire, è voler dare un megafono a coloro che dentro le case di riposo non hanno possibilità di raccontarsi al di là delle mura che l’accolgono. Chi sono loro? Loro sono gli anziani, coloro entrati in una struttura, privi del loro ambiente familiare e dei loro oggetti  compagni di una vita, che possono oggi raccontarsi solo attraverso l’unica cosa che gli è rimasta propria: il loro corpo».

Il linguaggio del corpo e dell’arte cosa possono offrire a chi è più maturo«A mio avviso in realtà è più corretto invertire i termini della domanda. Il corpo di un anziano infatti, con i suoi limiti dettati inevitabilmente dall’età che avanza, impone allo stesso la ricerca di nuovi codici corporei per esprimersi e raccontarsi. Ciò implica che l’anziano comunichi con il proprio corpo e stabilisca insieme a lui nuove strategie di relazione con l’esterno; questa ricerca di linguaggio può essere considerata già parte della ricerca dell’arte».

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