Il Motto di Ladymendrisi8. 7.4.2014 – Oggi è il giorno per pagare l’asino… che vola.

Trovare una giornata senza nuvole dalla mattina alla sera è un caso talmente raro da venir utilizzato come modo di dire per pagare i debiti, da cui ne deriva il detto sopraindicato: io ti compero l’asino, però lo pago il giorno in cui non ci saranno nuvole in cielo. Però ammettiamolo: quante volte siamo soliti alzare gli occhi al cielo, che non sia in caso di manifesta insofferenza o praticità (lo prendo o no l’ombrello)? Giusto così, per vedere come sta, cosa accade, cosa ci sta comunicando o cosa non vuole svelare? Poche. Ed è un peccato.
Vero è che la terra offre molte più opportunità di svago e interesse: tra sassi, fiori, crepe nell’asfalto, cartacce e foglioline si potrebbe passare un giorno intero in dieci metri di strada senza riuscire a scoprirla tutta. Ma il cielo? Bè, il cielo è più complicato, ma non per questo meno affascinante. Un volo d’uccello, il passaggio di un aeroplano, una folata di petali di fiori; il tutto in un lento viaggiare, quasi un progredire. E poi? Poi ci sono loro, le regine indiscusse del dolce sognare: le nuvole.
Dite la verità: da quanto tempo non le guardate cercando di attribuire a ognuna una forma? L’altro giorno ci ho provato e, malgrado qualche difficoltà iniziale, dopo un po’ non solo avevo un cielo costellato da cani, gatti, dinosauri, palloncini ed espressioni, ma una tavolozza azzurra su cui accadevano delle cose: un quadro immenso da cui trarre spunti, idee, domande e qualche risposta. Perché la cultura passa anche da questo: dal saper vedere oltre le forme apparenti, in un costante fluire, in continua mutazione.

articolo di LadyMenrisi8

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Scavalco finestre, sbircio nei cassetti, sbuco dagli armadi e mi arrampico per canne fumarie. A volte formica, altre cornacchia, in veste di bradipo osservo il mondo, lasciando al torpore dell’ozio il compito di amalgamare sogni, fantasie e realtà… un mix che spaccio per una caramella al gusto di melanzana, da mordere tutti assieme al tramonto, dopo il mio “un.. due… tre!”.

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