Un’amica mi ha chiesto se avevo voglia di darle una mano durante una lezione di arteterapia che avrebbe tenuto al Liceo durante le giornate di autogestione: ma certo che sì! “Ci troviamo alle 13.30 davanti all’entrata”, “Ok”. Per quel giorno avevo già preso qualche appuntamento, subito spostato. L’aria era fresca, frizzante, ho messo in borsa qualche pennarello giusto così, perché mi sembrava ci stesse bene e via, parto. Sono in forte anticipo, così lascio l’automobile dall’altra parte della città e mi avvicino a piedi, gustandomi persino un bel panorama rigenerante.

Arrivo all’entrata ma Fabiana non c’è; la chiamo “Hallo, dove sei? Io sono qui all’entrata”, e lei “Aspetta arrivo, sono dentro”. Rimaniamo al telefono. “Ok, son fuori ma non ti vedo”, “Nemmeno io”, “Ma sei all’entrata davanti o dietro?”, strano, da che mi ricordi di entrata ce n’è soltanto una, ma in 20 anni di cose ne son cambiate parecchie, magari anche gli accessi allo stabile. Sempre Fabiana: “Ma hai fatto il tunnel?” Tunnel? Decido di prendere in mano la situazione: “Aspetta, vado a informarmi e ti richiamo”. Entro in mensa e chiedo alla cuoca: “Signora ho un’amica che mi aspetta davanti all’entrata dei parcheggi, come faccio a raggiungerla?”, “Ma guardi che lì di entrate non ce ne sono”… capisco… e il tunnel dov’è? “Tunnel?”, ok, deve essere una nuova, “Grazie Signora, va bene lo stesso, arrivederci”, lo dico scandendo piano le parole per non farle pesare il suo spaesamento e metterla magari in imbarazzo. Mi faccio furba e richiamo Fabiana: “Senti, dammi il numero dell’aula in cui sei che ti raggiungo”, la A9 al Piano Terreno.

Vago un po’, la cerco, eccola: yuppi, entro. Lezione cattedratica in corso: “Mi scusi, devo aver sbagliato piano”. Comincia a sorgermi un dubbio, ma non è che abbia sbagliato non solo piano ma addirittura Liceo? Compongo il numero telefonico di Fabiana: “Senti, in città ci sono due Licei, tu quale intendevi?”, quello principale, “Quello nel parco?” certo! Ok, non è possibile, non sarà cerco un corridoio o un’aula sbagliata a sconfiggermi: “Dai, cerco ancora un po’ e arrivo”, sentendomi come un’Indiana Jones a cui tocca uscire dal labirinto azteco. Salgo di un piano e cerco la A9: eccola! Busso, entro, ma l’aula è vuota.

Torno in corridoio e in quel momento la telecamera si avvicina: primo piano su di me nell’istante in cui divento finalmente un essere pensante, poi si allontana a riprendere in visione panoramica il corridoio: studenti seduti per terra a studiare, altri a chiacchierare tranquillamente, qualcuno guarda fuori, altri al cellulare. Nella mente un pensiero prende forma: questa non è decisamente l’atmosfera da autogestione. Passa un docente (fico), a cui rivolgo la domanda che spero saprà risolvere l’enigma della sfinge: “Scusi, ma oggi è la giornata autogestita?”. Sean Penn mi risponde “Certo”, per fortuna, almeno non sono così fuori strada “Ma non qui al Liceo di Lugano, a quello di Mendrisio”, riformulo: sono decisamente fuori strada! “Ops”, lui mi guarda, sorride, si toglie la camicia e a torso nudo se ne va (o qualche cosa del genere…).

Richiamo Fabiana e mi scuso perché non potrò essere con lei. Poi, mentre riattraverso la città per tornare all’auto, penso alle volte che si crede di essere nello stesso luogo assieme ad altri, si usano le stesse parole e si utilizzano magari anche gli stessi nomi, e invece ci si trova su pianeti completamente diversi, che sembrano sì vicini eppure sono così lontani…

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Scavalco finestre, sbircio nei cassetti, sbuco dagli armadi e mi arrampico per canne fumarie. A volte formica, altre cornacchia, in veste di bradipo osservo il mondo, lasciando al torpore dell’ozio il compito di amalgamare sogni, fantasie e realtà… un mix che spaccio per una caramella al gusto di melanzana, da mordere tutti assieme al tramonto, dopo il mio “un.. due… tre!”.