Due chiacchiere con Manuela Mazzi. Caparbia. Genuina. Umile, ma anche perseverante, socialmente trasgressiva, consapevole. Impegnata. Fobica. Lavoratrice. Questa è Manuela Mazzi, autrice locarnese di talento. I suoi gialli, ambientati nel contesto ticinese, ma anche internazionale, vantano una scrittura pulita, che scorre e trasporta il lettore con la storia. Nella storia. Risposte precise, concise, le sue, che ben rappresentano lo stile del suo tratto letterario.

Cosa vuol dire scrivere per te? Di certo vuol dire raccontare, ma più spesso significa ricordare, testimoniare, giocare con il lettore, documentare, immaginare, analizzare, riordinare, riflettere e persino scoprire.

Qual è il tuo stile? In molti lettori dicono che il mio sia uno stile “cinematografico”: i miei libri, pare, più che essere letti vengono “visti” come in un film. Per quanto mi riguarda, amo la semplicità in contrapposizione all’autocompiacimento.

Quali sono i vantaggi e gli svantaggi dell’essere una scrittrice in Ticino? Onestamente non ho mai percepito derive sessiste, né a mio vantaggio né contro.

Dove ti vedi tra 10 anni? Non me lo chiedere: sono una che sogna tanto e in grande.

 

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Sono nata a Lugano ma ho studiato e vissuto a lungo a Siena. Ho unito l'antropologia, la creatività, la mia passione per la comunicazione al mio carattere organizzato... il risultato è #faigirarelacultura.