«Amo i personaggi che mi permettono di scoprire cose nuove, che mi mettono alla prova e che sono una sfida con me stesso. Ho interpretato ruoli diversi, molto diversi tra di loro. Ognuno mi ha permesso di affrontare un lato della vita e di capire meglio il mondo che ci circonda» racconta Adrian Brody al pubblico  del Locarno Festival ripercorrendo alcune delle tappe che ne hanno fatto una star di Hollywood e non solo. Ma dopo una carriera che lo ha visto spaziare da ruoli drammatici e impegnati come ne Il Pianista al ruolo più leggero e ironico di Gran Budapest Hotel, oggi l’attore neworkese è concentrato su un’altra grande passione: la pittura.

«Ho trascorso gli ultimi due anni e mezzo circa dedicandomi all’arte. Una forma di espressione che mi appaga. Con la pittura posso esprimere tutta la mia creatività in modo libero. Cosa impossibile nel mestiere dell’attore. Lì devi interpretare la creatività di qualcun’altro. Sono cresciuto circondato dall’arte. Mia madre è fotografa e l’immagine fa parte da sempre del mio percorso».

Ma nei progetti di Brody non ci sono solo mostre e colori. Si sta preparando per fare il grande salto e passare dietro la camera da presa per dirigere un film «ci vuole la storia giusta, il progetto giusto. Ma ci sto pensando e so che a casa mi aspetta un sacco di lavoro proprio per concretizzare questo mio desiderio. Non posso dire di più, ma credo che il mio esordio alla regia sarà inevitabile». conclude.

Non ci resta che aspettare di rivederlo a Locarno magari con un suo film in concorso.

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Sono nata a Lugano ma ho studiato e vissuto a lungo a Siena. Ho unito l'antropologia, la creatività, la mia passione per la comunicazione al mio carattere organizzato... il risultato è #faigirarelacultura.