imagesLo spettacolo andato in scena lunedì 3 ottobre allo Studio Foce di Lugano parla di un viaggio, il viaggio che ognuno di noi inesorabilmente intraprende nell’arco della vita verso, o lontano, da sé. È una ricerca, un tentativo, un modo per cercare di rimanere fedeli a se stessi in una società frenetica, improntata sull’apparire, sul consumo, sulla menzogna e sul giudizio costante. E Tom Struyf lo fa attraverso le tensioni.

Sul palco tensioni corporee fanno a volte da sfondo altre da supporto a testimonianze rilasciate da personaggi pubblici: parole asettiche in cui a volte si riesce a intravvedere la luce del dubbio, lieve, nascosta seppur presente.

Nel suo continuo vagare nell’incertezza, il protagonista della pièce arriverà fino all’altro capo del mondo per capire che la soluzione per sopravvivere la si trova nelle piccole cose: nell’aiuto spontaneo ricevuto da un estraneo, in un bambino, nella risata di un’amica, ma soprattutto nella necessità di ritrovare la fede verso il genere umano. Infatti Tom, grazie all’aiuto di Nelle Hens, attraverso prestazioni fisiche combinate ci ricorda di non aver paura, che a volte è necessario avvicinarsi all’altro e sapersi fidare, ma tanto, per cercare di non cadere.

FIT Festival Internazionale del Teatro 2016 – Another great year for fishing – tensioni corporee

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Scavalco finestre, sbircio nei cassetti, sbuco dagli armadi e mi arrampico per canne fumarie. A volte formica, altre cornacchia, in veste di bradipo osservo il mondo, lasciando al torpore dell’ozio il compito di amalgamare sogni, fantasie e realtà… un mix che spaccio per una caramella al gusto di melanzana, da mordere tutti assieme al tramonto, dopo il mio “un.. due… tre!”.