Semplice, accogliente, divertente. Questi gli aggettivi scelti dagli ideatori e organizzatori di Altraterra Festival, un momento di incontro con la Musica Popolare che si svolge ogni anno in provincia di Siena. La musica popolare è fatta da giovani che parlano ad altri giovani, ci spiegano, e questo modo di vedere le cose ci piace.

La musica popolare oggi che valore ha? «Oggi la Musica Popolare mantiene invariato il suo valore. Tralasciando l’indiscutibile importanza della memoria, della testimonianza, la Musica Popolare continua a parlare di noi, affrontando tematiche che da sempre attraversano la storia: amore, lotta, guerra, politica, sesso, amicizia, sogni, illusioni e speranze. Ha valore perché non è il passato, viene dal passato ma ci parla di presente e di futuro».

I giovani che approccio hanno a questo tipo di musica? «Categorie come “i giovani” sono pericolose. Chi è giovane e chi non lo è? Nel nostro percorso abbiamo incontrato ragazzi di 16 anni pronti a mettersi in gioco, a dare una mano, perché anche se la Musica Popolare al primo ascolto può sembrare per “vecchi”, è pur sempre musica e la musica significa ballo, divertimento, storie. E molto spesso la Musica Popolare è stata composta, creata, da giovani, ragazzi di altri tempi è vero, ma la connessione emotiva tra i giovani di 100 anni fa e quelli di oggi è indiscutibile. Potremmo addirittura azzardare che la Musica Popolare parla proprio ai giovani, alle loro passioni, con la loro voce e con le loro idee».

Come è nata l’idea di organizzare un Festival? «Altraterra è nata quasi per gioco. La prima edizione fu un esperimento, neanche troppo riuscito. Ma con gli anni siamo cresciuti insieme al nostro Festival, aggiungendo idee e puntando sempre di più sull’unicità dell’esperienza: la Piazza, il cibo a chilometro 0, l’atmosfera conviviale e poi ovviamente la musica. Sappiamo bene che è stato un azzardo, ma ogni anno arriva sempre più gente ad Altraterra, quindi vuol dire che forse non siamo così pazzi».

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